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Sistema museale valdese

Museo valdese di Prali


Il museo è collocato in uno dei più antichi templi valdesi, risalente al 1556, l’unico a non essere stato distrutto nel corso delle persecuzioni del 1600, come testimonia la lapide posta sulla facciata, e documenta l’identità della comunità valdese attraverso le vicende dei suoi locali di culto.
I pannelli alle pareti seguono le vicende storiche: da clandestini in periodo medievale privi perciò di locali, i valdesi passano con la Riforma del XVI secolo alla predicazione pubblica e di conseguenza alla costruzione dei primi edifici (“tempio” è la traduzione del termine francese “temple”); le repressioni e le persecuzioni del Seicento conducono alla distruzione  sia degli edifici sia delle comunità; gli uni e le altre saranno ricostruiti nel Settecento nel periodo dell’isolamento. Nell’Ottocento il tempio, sin qui luogo esclusivo della vita comunitaria, sarà affiancato da altri poli di attività: le scuole, le sale di riunioni, fino al XX secolo quando la comunità si apre ai problemi del mondo, simbolicamente rappresentato con un’immagine del Centro Ecumenico Agape.
Il discorso museale si muove però anche a livello  evocativo: una scuola domenicale e un gruppo corale  affiancati al pulpito  ricordano la varietà della vita ecclesiale, le panche disposte a quadrato volte al pulpito riproducono la disposizione originaria.
A ricordare i diversi aspetti della vita comunitaria stanno le figure sulle gallerie: l’anziano di chiesa, il maestro, la donna, il catecumeno, la moglie del pastore, la deputata al Sinodo. Le loro testimonianze si possono udire  nel video.
Le bacheche e il locale d’ingresso documentano alcuni aspetti sociologici della vita di Prali: il Comune, la borgata, i lavori nei campi, la cucina e la miniera.


Origini del museo.

Anche in questo caso il museo prende origine da una mostra; organizzata da un gruppo di giovani del Centro Ecumenico Agape coordinati da Sandro Sarti, mirava a ridare vita al tempio storico rimasto inutilizzato dopo l’inaugurazione del nuovo.
La mostra si tenne nel 1965 con l'intento di documentare la storia della valle. La struttura espositiva  provvisoria restò però in loco e venne progressivamente sostituita e perfezionata a cura del pastore Franco Davite.
Al nucleo originario a carattere documentario si  venne affiancando materiale  storico, naturalistico e ambientale con oggetti di vita comune offerti dagli abitanti, con particolare attenzione al lavoro della miniera di talco, giungendo così a realizzare un piccolo museo storico-ambientale. Il Museo di Prali e della Val Germanasca fu per alcuni decenni la vetrina dell’identità locale.
L’inagibilità dello stabile da un lato, un ripensamento generale sulla fisionomia dei piccoli musei dall’altro, hanno suggerito di impostare un nuovo allestimento che evidenziasse il carattere particolare dell’edificio: l’essere stato un luogo di culto.

ACCESSO E SERVIZI

Auto: è possibile parcheggiare nella piazza di Ghigo di Prali o all’ingresso della borgata.
Bus privati: mezzi lunghi fino a 12m possono transitare sulla strada e possono parcheggiare all’ingresso di Ghigo di Prali.
Treno e bus pubblici: bus di linea da Torino a Prali, o treno fino a Pinerolo poi bus di linea per Prali.

ACCESSO PER PERSONE A MOBILITA' RIDOTTA
Sì.

RISTORO E PERNOTTAMENTO
Possibilità in loco. www.praly.it

NUMERO LOCALI: 2

APERTURA
Il museo è visitabile tutto l’anno su richiesta, con aperture fisse nel periodo estivo.

VISITA
L’ingresso è ad offerta per la visita autonoma.
Per visite guidate rivolgersi al Centro culturale valdese ufficio "il barba"